Concept album rap costruito come un esperimento filosofico e linguistico, ispirato ai titoli stessi: “Nulla”, “Qualcosa”, “Abbastanza”, “Il Giusto”, “Troppo”...
L’album Secondo nasce durante un’operazione chirurgica al dito, con un chiodo sottopelle – una ferita reale che diventa immagine simbolica della frattura tra corpo e linguaggio. La cover, che cita Illmatic di Nas, unisce due sue foto
d’infanzia e una sovrapposizione del quartiere natale, connotando tutta l’opera come biografia etica e geografica.
I testi, interamente scritti da me, sono metrici, rapidi, densi di riferimenti culturali e sociali: da Guccini a De André, da Korakhané al teatro di Carmelo Bene, passando per la Palestina, la provincia, il capitalismo, la fede, la perdita,
la disillusione. La voce è creata tramite AI, ma le rime sono forgiate a mano: un ibrido nuovo che ridefinisce il concetto stesso di autore.